Kn
Volume in 8vo, copertina rossa, stampato in bianco e nero, confezione a brossura.
Il libro "Kn" di Carlo Belli è considerato il "manifesto" dell'arte astratta, definita da Vasilij Kandinskij "l'évangile de l'Art dit abstrait", il vangelo dell’arte astratta.
Kn esamina i principali movimenti d’avanguardia e – con un approccio definito, in tarda età dallo stesso Belli, troppo drastico – non risparmia cubismo, espressionismo, futurismo, dada, purismo e surrealismo, accumunati a suo avviso dall’adesione a una medesima realtà fenomenica nascosta sotto il velo di diversi «mimetismi»; avvicinandosi invece a Kandinskij, Klee e Delaunay, senza nascondere l'ammirazione per De Chirico e Savinio.
L’opera – di fatto il primo saggio in Italia sull'arte cosidetta astratta – è edita nel 1935 dalla Galleria il Milione di Milano, ma precedentemente diffusa in forma manoscritta tra gli artisti amici dell’autore, già dalla fine degli anni Venti del secolo scorso.
Carlo Belli (Rovereto, 6 dicembre 1903), pittore originario di Rovereto, è considerato il padre dell’astrattismo in Italia. La sua produzione artistica si divide in un filone classico (paesaggistico realistico) e in un filone astratto, coerente con le idee teorizzate in Kn.
Nota la sua definizione: «L'arte è. Essa quindi non è altra cosa all'infuori di sé stessa. L'arte non è dolore, non è piacere, non è caldo, non è freddo».
Tra il 1935 e il 1940 Carlo Belli insegna disegno alla Scuola Tipografica Vigliardi Paravia di Torino, dove ha tra i suoi allievi Armando Testa e Aldo Novarese.
Belli – giornalista, scrittore, critico d’arte e musicologo – si spense a Roma il 16 marzo del 1991.
Il titolo "Kn" è intenzionalmente enigmatico e sintetico, ma non è casuale, secondo le interpretazioni critiche e le dichiarazioni dello stesso Belli: «“Kn” non è un acronimo sviluppato parola per parola: è un segno, un simbolo grafico e sonoro che doveva evocare l’idea di astrazione assoluta», in linea con il contenuto del libro, che è un manifesto teorico dell’arte astratta italiana.
Carlo Belli voleva un titolo che non fosse descrittivo, così da non vincolare il concetto a un significato figurativo, affinché fosse universale e internazionale – cioé privo di connotazioni linguistiche nazionali – quasi matematico o musicale, ridotto a pura forma e ritmo, come l’arte che teorizzava.
Il libro fu definito dal gruppo del Movimento Futurista Trentino e dagli artisti a lui vicini (come Fontana e Melotti) una sorta di “bibbia dell’astrattismo” proprio perché condensava in forma teorica la necessità di liberare l’arte dal soggetto: Kn diventava così il titolo-manifesto, due lettere-segno senza “immagine” ma con una forte energia concettuale.