Centoquaranta carte da lettera
Volume di n. 324 pagine + copertina editoriale illustrata, formato chiuso (210 x 280) stampato a colori su carta uso mano, confezione brossura
"Centoquaranta carte da lettera di Enrico Bona" è un prezioso volume pubblicato del 1950 dallo Studio Grafico Italiano, il cui titolare è lo stesso Enrico Bona.
Mirabile esempio di raccolta di progetti di carte intestate che – inventate appositamente da Bona, senza alcun riferimento reale – illustrano le potenzialità dell’uso dei caratteri di cassa (in questo caso tutti della Fonderia Nebiolo) in tipografia.
I 140 esempi, di pura fantasia, posti in sequenza dopo una breve introduzione di Enrico Bona, dimostrano la versatilità di un mezzo fisico rispetto all’uso alternativo di lettering e cliches.
Infatti, il pregio dell’opera, unica nel suo genere, è anche nelle moltissime intestazioni eseguite con puri mezzi tipografici, a dimostrazione che, pur nella rigidezza del materiale di fonderia, ma senza tarpare le ali alla creatività dell’artista, era possibile ricavare effetti che sembravano irraggiungibili senza l’ausilio di elementi decorativi espressamente disegnati.
"Centoquaranta carte da lettera" è un vero e proprio campionario grafico – stampato da vari fornitori con tecniche diverse a più colori su differenti tipi di carta – dove sono riprodotti 140 facsimili di carta intestata, per facilitare i rapporti tra clienti ed esecutori.
Va ricordato che, prima che si affermasse il concetto della cosiddetta immagine coordinata, appannaggio solo delle grandi aziende, l’unico veicolo dell’immagine aziendale erano la carta da lettera o i moduli per le fatture.
L'intento di questa pubblicazione era puramente funzionale e la sua concezione è spiegata così dalle stesse parole di Bona: «Xxxxx».
Enrico Bona (Rovereto, Trento, 1907 – Castano Primo, Milano, 1986), non potendo proseguire gli studi perché orfano di guerra, a 12 anni entrò nel collegio di arti e mestieri degli Artigianelli di Trento, compiendo il tirocinio di compositore.
Il suo senso artistico unito a una spiccata predisposizione al disegno grafico, lo portò dopo qualche anno a insegnare nello stesso Collegio.
Nel 1935 si trasferì a Milano, chiamato da Raffaello Bertieri per collaborare alla direzione dell’omonimo Istituto Grafico. Bertieri, l’alfiere con “Risorgimento Grafico” della rinascita del classicismo in tipografia, aveva però avversione per le asimmetrie “straniere” introdotte dalla grafica futurista.
Così dopo solo due anni, nel 1937, Bona lascerà il prestigioso incarico per intraprendere la libera professione, proponendosi al mercato per «studi, consulenze, disegni per arti grafiche e pubblicità, redazione di riviste e periodici, progetti di stand e mostre, di edizioni librarie e commerciali».
Nelle sue cartoline promozionali scriveva: «La collaborazione del progettista grafico, fa risparmiare al cliente tempo e danaro perché accentra i progetti stampa e pubblicità (disegni, fotografie, clichés, impaginazioni, preventivi, revisioni bozze ecc.), unificando il lavoro affidato a impiegati non specializzati e aiutando quelli addetti a queste mansioni. Eleva il prestigio e il reddito della propaganda studiandone la forma artistica e razionale più appropriata entro i limiti consentiti dall’azienda».
Erano anni di iniziazione, e Bona si confrontava con la concorrenza affermata dello "Studio Dradi-Rossi" – i fondatori della rivista Campo Grafico, con cui poi collaborò nei due anni successivi – e dello strutturato "Studio Boggeri", aperti nel 1933.
Le copertine di Enrico Bona per “Campo Grafico”: n.1-1938; n.4-1938; n.10/12-1938; n.2-1939; n.3/5-1939.
Enrico Bona assunse anche la direzione dell’ultimo numero pubblicato di Campo Grafico (3-5, del 1939), dedicato interamente alla tipografia e alla grafica futuriste.
Anche dopo la chiusura di “Campo Grafico”, Enrico Bona è sempre stato in prima linea nel promuovere la figura professionale del progettista grafico contro le ingerenze in tipografia di elementi non qualificati ed eclettici come pittori, letterati, giornalisti, critici, architetti, affaristi, pubblicitari.
Del Bona aerotipografo futurista è nota la bella copertina e l’impeccabile impaginazione parolibera de "L’Aeropoema futurista dei legionari di Spagna" di Bruno Aschieri, pubblicato nel 1941 dalle Edizioni Futurista di “Poesia”.
Nel 1950, oltre a "Centoquaranta carte da lettera", Bona progettò e curò “L’Araldo Grafico – Rivista italiana per le industrie grafiche e cartotecniche”, pubblicazione promossa dalla società Paolazzi e Capitini «con il fine di indire convegni e manifestazioni internazionali di cultura grafica».
Anche questa rivista di piccolo formato aveva, all’occhio esperto, la veste di un vero e proprio saggio tipografico.
L’unica mostra personale, di cui si ha notizia, dedicata al “pittore grafico” Enrico Bona fu allestita presso il Centro di Studi Grafici, in via Larga 8 a Milano – dall’8 al 10 marzo 1951 – dove Bona ritrovò molti dei compagni di “Campo Grafico".
Nel 1956 per la Rusconi disegnò la prima testata del settimanale “Gente” e lo avrebbero voluto alla Mondadori come art-director di “Epoca”, ma ancora una volta non se la sentì di rinunciare alla libera professione.